Fondazione Zoé

Come invecchiano oggi le persone? Quali differenze rispetto al passato?

 

Facendo parte del gruppo, ho seguito con sincero interesse, quanto ha scritto i filosofo ed amico Carmelo Vigna a proposito dei veri aspetti della senescenza.

Cerco, grossolanamente, di riassumere. Egli invita la persona anziana ad accettare benevolmente la sua situazione come un periodo che ha le sue risorse. Quali? La dimensione “fruitiva” della vita come la più importante di esse. La possibilità di fruire il mondo quando non lo si consuma più,  consente a chi è avanti negli anni, di porsi al centro della vita e di ascoltarla per decifrarne i messaggi più profondi. Il vecchio, che ha ben vissuto la propria vita può serenamente prepararsi alla morte coltivando relazioni personali ed amicali dedicandosi a lavori leggeri e piacevoli e arricchendo la propria spiritualità attraverso la lettura, la musica e la preghiera per chi è credente.

Mentre ho il mio d’affare nel tentare di riconoscermi in un tale vecchio, sono turbato dalle parole del nostro Papa che, parlando dei grandi problemi del mondo attuale, cita la solitudine facendo preciso riferimento ai tanti vecchi abbandonati a se stessi. Temo abbia ragione.

Oggi i vecchi vivono per lo più una situazione di disagio profondo dovuta al fatto di vivere soli o, nella migliore delle ipotesi, in compagnia di una moglie a volte acciaccata quanto o più di loro. I figli lontani per lavoro. Il pensiero allora si restringe, domina l’angoscia non tanto per la fine più o meno imminente ma per il modo in cui potrà manifestarsi. Il timore è di essere abbandonati e di morire in solitudine. Il vecchio sa che, ammalandosi, diventerà terribilmente ingombrante e nessuno sarà in grado di curarlo in casa in modo adeguato. Le cure a domicilio sono ancora un’utopia ( è di oggi la notizia di un medico di famiglia che non può praticare trasfusioni di sangue nella casa di un suo vecchio malato perché la burocrazia glielo impedisce). Il ricovero in una Struttura Ospedaliera diventa necessario.

Le possibilità a questo punto sono due: guarire o perlomeno recuperare una certa autonomia che gli consenta di tornare a casa oppure, trovare accoglimento in un reparto di Lunga Degenza dove raramente è previsto ritorno alla vita. Con il passare del tempo verrà dimenticato, le visite dei parenti ed amici si diraderanno fino ad annullarsi, non per colpa di chicchessia ma perché fuori nel frattempo la vita “di chi consuma il mondo” continua e bisogna sopravvivere.

Ricordo mio nonno, grave cardiopatico, che, quando capì che i suoi giorni volgevano al termine, si mise a letto, nel letto di casa sua, circondato dai ricordi più cari. Attorno a lui il medico di famiglia, la moglie i figli, i nipoti e i parenti tutti giunti a vegliarlo per accompagnarlo dolcemente verso la fine. Tutti percepivamo il senso profondo dell’avvicendamento, Lui, Il nonno, il patriarca era stato la vita, noi i nipoti rappresentavamo il futuro. Le preghiere di un prete accompagnate da parole di consolazione e speranza contribuivano a fare accettare serenamente l’ineluttabilità del destino.
 
Credo sia difficile, nel nostro tempo, per la stragrande maggioranza dei vecchi vivere e morire serenamente. Parafrasando un celebre detto mi sentirei di dire: “si moriva meglio quando si stava peggio”.
 
 

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