Fondazione Zoé

In questi giorni ha preso il via con forza il battage pubblicitario per il “grande evento” dell’EXPO.

Si sottolinea insistentemente che questo evento è un’occasione di rilancio di immagine ed economico per l’Italia, e che il tema proposto è assai nobile: “nutrire il pianeta”.  

Sarà l’età a rendermi diffidente ma tutte le volte che sento suonare la grancassa della propaganda torna ad agitarsi in me qualcosa del vecchio sessantottino che fui in epoche passate.
Occasione di affermazione di immagine… probabilmente si, se intendiamo dire che la cucina italiana è apprezzata nel mondo e che la filosofia della alimentazione “mediterranea e naturale” ci vede suoi sostenitori riconosciuti. Ma in questo senso non c’era certo bisogno di montare l’EXPO, bastava (e lo fa in modo assai più efficace) Eataly. Spendere i fondi per Expo per difendere il made in Italy alimentare nel mondo, che come sapete non è stato difeso neppure a livello europeo, stante la opposizione della Germania: in questi giorni è venuto in chiaro che non possiamo neppure indicare l’origine italiana del latte a lunga conservazione, per non disturbare le importazioni da altri paesi europei…

Sarebbe stato meglio difendere le filiere e i controlli del biologico, altro nostro primato ma non ancora normato e controllato in modo affidabile. E poi per fare l’EXPO si sono rubati alla terra fertile della Lombardia un sacco di spazi, continuando in quella cementificazione che è un male assurdo in un paese che ha nell’agroalimentare di qualità una sua risorsa economica e di immagine, ma che non riesce neppure a difendere il riso ineguagliabile del novarese e vercellese lasciandolo stracciare dai risi orientali a basso costo.

Così mi sorge il dubbio che ancora una volta invece del fare le cose si colga l’occasione per parlarne in modo altisonante e molto costoso, senza una reale ricaduta economica durevole sul lavoro delle persone, ed in cui più che nutrire il pianeta si gonfino solo alcuni portafogli. 

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