Fondazione Zoé
Luigi Fontana è medico nutrizionista e biologo all’Università di Brescia e alla Washington University di St. Louis. Da anni è impegnato negli studi sulla restrizione calorica, ovvero un regime alimentare che prevede l’abbattimento di almeno il 30% dell’apporto calorico nel nostro organismo seguendo una dieta bilanciata ricca di frutta, verdura e alimenti non processati. Succede la stessa cosa di quando guidiamo: se la macchina ci segnala che la benzina sta per finire, rallentiamo perché vogliamo consumare meno possibile per poter arrivare al primo distributore, prima di rimanere a terra. Così il nostro organismo: se la cellula in base ai segnali che riceve, sa che ci sono poche calorie e poche proteine, rallenta il processo di invecchiamento. Sarà questo il vero elisir di lunga vita?

Il prof. Fontana ha spiegato cos’è la restrizione calorica sulle pagine di Rai Expo 2015, che vi riportiamo di seguito:

 
Meno cibo, più vita
 
Gli studi sulla restrizione calorica nascono nel 1935 quando Clive McKay, ricercatore della Cornell University, scopre che le cavie di laboratorio alimentate con almeno il 30% in meno di calorie rispetto a quelle che possono cibarsi a sazietà, vivono molto più a lungo. È una scoperta sensazionale che dà il via a migliaia di nuovi esperimenti su altri esseri viventi dai lieviti alle mosche, passando per vermi e pesci, e che hanno fornito sempre risultati sorprendenti. Nel 2014 si è arrivati a scoprire che anche i primati sottoposti a un regime di restrizione calorica subiscono una riduzione del rischio di sviluppare infarti e tumori del 50%, più una completa prevenzione del diabete di tipo 2 e minori rischi di sarcopenia (perdita di massa muscolare).
 
Cellule con acceleratore e freno
 
Ma quali sono i meccanismi alla base di questa scoperta? Fontana, che da sempre studia questo fenomeno e che da un po’ di tempo a questa parte sta applicando la restrizione calorica anche su dei volontari umani, ci ha spiegato che nel nostro organismo ci sono delle pathway (vie di segnale) che regolano la crescita cellulare e la riproduzione. “Quando ci alimentiamo la cellula attraverso queste vie di segnale (nello specifico la Insulin-like Growth Factor 1 Pathway) percepisce che ci sono calorie e proteine per svilupparsi e di conseguenza cresce, ma questo comporta anche un accumulo di danno al DNA e un’accelerazione dei processi di invecchiamento di cancerogenesi, viceversa se invece avverte un calo di calorie”.

Si tratta di un meccanismo ancestrale in quanto “alla natura quello che importa è la procreazione. Quindi ogni qual volta c’è carenza di cibo la prima funzione che salta è la riproduzione perché è inutile mettere al mondo dei figli, non ci sarebbe cibo”. E quindi la cellula rallenta i processi di invecchiamento così da conservare la qualità dei geni più a lungo in attesa di tempi migliori.


È chiaro quindi che per migliorare la qualità della vita bisogna intervenire sull’alimentazione. Ma Fontana fa anche un passo in più: secondo il ricercatore “l’Italia ha un patrimonio culturale nel campo della cucina e dell’alimentazione che non ha eguali al mondo” e se il sistema politico nazionale investisse in questo campo e quindi puntasse su un’agricoltura di qualità e non più di quantità si avrebbero due vantaggi: da una parte l’abbattimento del costo della spesa sanitaria nazionale (mangeremmo tutti meno ma cose molto più buone), dall’altra “l’incentivazione di un turismo della longevità, della salute e dell’agricoltura di eccellenza”.
 

Fonte: Rai Expo 2015

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