Fondazione Zoé
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Descrizione di un apparente caso di fobia scolare

 

C., bambina di 7 anni, in seguito ad un cambio di domicilio, non vuole più frequentare la scuola. La bambina è principalmente seguita dalla madre in quanto il padre, a causa del lavoro, non riesce ad essere molto presente in casa. 
 

Anamnesi

La mamma di C. contatta il nostro servizio “Psicoterapia e Benessere” perché la figlia non vuole più frequentare la scuola. La famiglia si è trasferita a Vicenza poco prima di Natale da un paese del meridione per avvicinarsi alla sede di lavoro del padre. C. ha una sorellina più piccola che frequenta la scuola dell’infanzia. Non conoscendo bene la città e non sapendo a chi rivolgersi, la signora ci ha contattati tramite una locandina affissa all’interno di uno dei servizi sociali di base. 

Problema presentato
 

La mamma appare molto in ansia perché non riesce a portare a scuola C.: la bimba non vuole vestirsi, scalcia, si dimena, è estremamente oppositiva. Urla e piange e suscita un’enorme pena e preoccupazione nella madre che si trova impotente di fronte a queste escalation di comportamenti. C. ha frequentato regolarmente la scuola fino all’inizio delle vacanze di Natale, poi vi ha fatto ritorno per un giorno e non ha più voluto saperne. La signora, che non gradiva alcune caratteristiche della scuola, ha pensato di iscriverla presso una scuola privata, credendo di agevolare la figlia. Ma anche questa volta, la bimba, dopo un giorno di frequenza, si è rifiutata di tornarci. C. dice di voler rimanere a casa con la mamma, teme che la mamma non vada più a prenderla a scuola o che possa succedere qualcosa di brutto ai genitori mentre lei è a scuola. 

Assessment 

Dopo alcuni colloqui di valutazione psico-affettiva condotti con la bambina e la sua famiglia si ipotizza la diagnosi di fobia scolare e si decide di intervenire attraverso l’affiancamento di un’Educatrice professionale. Dal dialogo con i genitori emerge inoltre che C. soffre molto della lontananza e dell’assenza del padre e che il rapporto fra i coniugi non è dei più sereni. 
Attraverso la costruzione di una favola, inventata dalla bambina con l’ausilio dell’educatrice e delle Carte di Ciripò (Ed. Erickson) si è cercato di capire cosa spaventasse davvero la bambina. Dalla valutazione qualitativa della storia emerge che C. non ha una reale paura della scuola, piuttosto sente il bisogno di richiamare l’attenzione dei genitori, soprattutto del padre. 

Diagnosi

Dopo qualche incontro con la bambina,  ci si rende conto che l’ipotesi iniziale di fobia scolare lascia il posto all’impressione che siano piuttosto i capricci della bimba a farla da padrone assieme alla difficoltà della madre a gestirli, non supportata da un padre lontano per lavoro e poco presente negli aspetti educativi. Tra l’altro, nel frattempo, la mamma accontenta la figlia nella richiesta di far ritorno al proprio paese d’origine per qualche giorno, strappandole la promessa di rientrare a scuola, al suo ritorno. Cosa che puntualmente non si verifica, tant’è che la bimba non vuole neppure più tornare a Vicenza. 

Intervento

Il trattamento consiste nell’affiancamento domiciliare di una Educatrice della cooperativa che aiuti la madre a gestire in modo più adeguato il problema e a a recuperare fiducia nel proprio ruolo genitoriale, estremamente vacillante. L’educatrice accompagna la madre e C. a scuola e nel momento in cui iniziano i capricci della bambina, caratterizzati da urla, morsi e parolacce, questi vengono ignorati. L’Educatrice quindi, funge da modello educativo per la madre stessa, rinforzando ogni comportamento adeguato messo in atto dalla stessa e “mostrandole” concretamente come comportarsi con la figlia, cercando di non interferire nel rapporto madre-figlia.  Dopo 4 appuntamenti la madre, a sua volta seguita dalla psicologa della cooperativa, sentendosi più sicura nel suo ruolo di genitore, decide di accompagnare da sola la figlia a scuola. L’intervento complessivo, concentrato in più “visite” quotidiane, ha avuto una durata di un mese. 

Risultati 

A distanza di un anno dall’intervento C. frequenta regolarmente e con profitto la scuola, e non ci sono stati più episodi di oppositività forte da parte sua; i genitori hanno recuperato molto del loro rapporto, la madre svolge anche delle attività lavorative e riesce a conciliare bene gli impegni familiari, lavorativi e sociali.

Discussione

Nonostante il caso presentato non rappresenti un reale esempio di fobia scolare, esso può comunque fornire importanti indicazioni cliniche. In primo luogo, sottolinea l’importanza di una valutazione globale del paziente, la quale comprenda l’osservazione del minore e delle dinamiche familiari nonché la valutazione del rapporto fra i coniugi e degli stessi con il minore. In secondo luogo sottolinea come la fobia scolare a volte possa essere solo un sintomo di un ulteriore e più profondo problema vissuto dal bambino; a tal scopo risulta indispensabile in fase di assessment considerare tutti i possibili fattori intervenienti nel disagio psicologico esperito dal minore. 
 
La presa in carico integrata e globale della bambina e della madre, a cui sono state affiancate una Psicologa ed un’Educatrice professionale, ha permesso una rapida risoluzione del problema grazie all’utilizzo di strumenti e strategie interconnessi e centrati sul raggiungimento degli obiettivi terapeutici.
 
Per ulteriori informazioni:
“La Casetta” Società Cooperativa Sociale a r.l.
Via Vaccari, 117
36100 Vicenza 
Tel e Fax: 0444-569208

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