Fondazione Zoé

Come è fatta la geografia del farmaco in Italia? E la salute degli italiani come risulta?

Poche settimane fa si è reso disponibile il rapporto Osservasalute (i cui dati sono ovviamente relativi all’anno precedente, 2014) prodotto dalla Università Cattolica. Si tratta di una ricerca sistematica arrivata ormai al dodicesimo anno che, nelle parole dei suoi curatori,  “ha l’obbiettivo di raccogliere dati oggettivi e scientificamente rigorosi, per metterli a disposizione della comunità scientifica nazionale ed internazionale e di coloro che hanno responsabilità decisionali, affinché si adottino azioni adeguate, tempestive e razionali, idonee a migliorare la salute ed a soddisfare i bisogni delle popolazioni di riferimento”.


Complessivamente, ci dice il rapporto Osservasalute 2014, la situazione ha note positive: “I dati analizzati nel Rapporto Osservasalute 2014 evidenziano che lo stato di salute degli italiani risulta complessivamente buono, con un aumento, nei 10 anni trascorsi, della speranza di vita per entrambi i generi ed una diminuzione del tasso di mortalità infantile.” Non mancano però note se non dolenti almeno preoccupanti, sia per la necessità di attivare con rapidità politiche socio-sanitarie di prevenzione ad hoc che impediscano ai cittadini di ammalarsi e soprattutto alleggeriscano il peso che l’invecchiamento produrrà sul Servizio Sanitario Nazionale (il nostro come sappiamo è un paese in cui il tasso di anziani rispetto ai giovani segna un picco mondiale, assieme al Giappone); sia per il disequilibrio nella efficienza e nei costi tra le varie regioni con una criticità che non accenna ad attenuarsi per le regioni del Sud (altra piaga storica tuttora irrisolta).
 
I dati del rapporto sono tutti interessanti e utili: tra tanti vorrei soffermarmi oggi su quelli relativi alle Farmacie. La mia scelta è dovuta da un lato alla contingenza che vedrà il giorno 8 maggio un evento (Denominato Farmacia Più) nazionale che si terrà alla Fiera di Milano City e che avrà come tema il futuro della Farmacia verso una “farmacia di Comunità”, e d’altro canto è legato al fatto che nella evoluzione del sistema sanitario sarà decisivo il ruolo dei presidi territoriali che dovranno compensare la inevitabile concentrazione delle specialità ospedaliere in pochi centri non direttamente a contatto con i cittadini-pazienti. Quindi il ruolo dei medici di base e delle farmacie, e forse dei presidi medici di quartiere, diverrà cruciale specialmente se bene integrato con accessi internet e telefonici.
 
Il rapporto Osservasalute 2014 mette l’accento sulle Farmacie come agenti decisivi nel necessario sforzo di arginare il consumo eccessivo e improprio dei farmaci. Nonostante infatti la stretta regolamentazione cui le farmacie sono soggette e la riconosciuta professionalità dei farmacisti il rapporto ricorda che “Sono tuttavia presenti nella letteratura scientifica, in particolare a partire dal 1990 dopo la pubblicazione dell’Harvard Study, vari Report sui problemi collegati all’utilizzo dei farmaci (medication-related problems) tra i quali: sovraconsumo, sottoconsumo, farmaci prescritti a pazienti che non ne hanno effettiva necessità e polifarmacia nei pazienti anziani con patologie croniche”.  In particolare per l’Italia uno studio sulla intera popolazione italiana anziana (65 anni e oltre)  indica una “elevata frequenza di utilizzo non ottimale dei farmaci” [Onder et al. High prevalence of poor quality drug prescribing in older individuals: a nationwide report from the Italian Medicines Agency (AIFA). J Gerontol A Biol Sci Med Sci. 2014 Apr; 69 (4): 430-7.].
I dati indicano che complessivamente nel 2013 il consumo farmaceutico per queste categorie di persone è in aumento rispetto all’anno precedente del 4,8%, sicché la popolazione italiana con più di 65 anni assorbe circa il 70% delle DDD (prescrizioni mediche con ricetta), mentre nel periodo 2010-2013 rispetto a un incremento complessivo dei consumo dell’8,4% (con un aumento tra 2010-2013 del 42,1% nella classe di età 75 anni e oltre) si registra una riduzione dei consumi nelle classi di età più giovani.
Anche qui i dati si differenziano da regione a regione, ma senza una chiara anomalia per il Sud, come si vede dalla tabella seguente:

Sembra anzi piuttosto il nord a segnare crescite sensibili di consumo rispetto al dato nazionale, anche se il Lazio e la Calabria (non a caso regioni nel disastro finanziario della Sanità regionale) si impongono come fenomeni anomali. Nella ineluttabile lotta del SSN per la riduzione dei costi il contenimento della spesa farmaceutica sarà di certo una battaglia cruciale. E poiché è assai probabile (ma manca una ricerca sulle dinamiche psicologiche del consumo di farmaci) che parte della richiesta eccessiva o impropria di farmaci sia addebitabile ad ansia unita a disinformazione, la presenza di una voce autorevole e vicina che possa modulare e moderare il consumo di farmaci indirizzandolo a un consumo appropriato è importante: e qui, accanto ovviamente al medico, è decisivo il ruolo del farmacista. Anche perché accanto al farmaco da prescrizione cresce il consumo autogestito di farmaci da banco. La farmacia di comunità si delinea sperabilmente in un attore sociale sensibile a questi aspetti e credibile presso i cittadini-consumatori. Naturalmente con un latente conflitto di interesse se la farmacia si considera come entità commerciale che ha interesse a vendere il più possibile.

Occorre sciogliere questo conflitto latente riconoscendo il ruolo proprio della farmacia di comunità come medicina di prossimità ed estensione del SSN, dando ai farmacisti un adeguato riconoscimento di un ruolo davvero delicato come cerniera tra cittadini e SSN, centro di informazioni sulla salute e sul benessere nel paese o quartiere, sportello di ascolto e consulenza in prima istanza collegato con il medico di base e le istituzioni ospedaliere. Un compito complesso che però si impone a tutti: ai farmacisti ma in primis alla cultura civica e ai decisori politici.

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