Fondazione Zoé
L’aumento delle aspettative di vita rappresenta l’evento socio-sanitario di maggiore rilevanza degli ultimi decenni nei paesi occidentali, spesso però accompagnato da un incremento sostanziale di individui a rischio per malattie croniche e disabilità: invecchiare in salute è quindi un obiettivo a cui tende la società moderna. 

Forti sono le evidenze scientifiche che sottolineano come anche una moderata attività fisica possa esercitare un effetto protettivo sulla salute, utilizzando un rimedio dai costi e dalle controindicazioni incredibilmente limitate. 
Diverse ricerche confermano come nell’anziano aumentino i tempi di sedentarietà a scapito del movimento nonostante sia ormai consolidato quanto con un allenamento ben condotto si possa raggiungere un risultato che può almeno in parte cancellare l’influenza negativa dell’invecchiamento. 
 
Uno stile di vita attivo rappresenta un fattore di protezione nei confronti di persone in età avanzata anche malate o disabili che permette loro di uscire da un isolamento quasi inevitabile aiutandoli a star meglio, tenendo sotto controllo l’apparato muscolo scheletrico per limitare artrite e osteoporosi. La sedentarietà infatti gioca un ruolo negativa, tanto quanto il fumo, l’obesità e un’alimentazione poco sana: è una situazione neutra di partenza, sulla quale inserire programmi di allenamento al fine di ottenere i benefici promessi.
 
Questi concetti ripresi da B. Sparling dell’Istituto di Tecnologia di Atlanta in un articolo pubblicato sul British Medical Journal, analizzano alcuni punti fondamentali che si possono riassumere in un programma che prevede 150 minuti di esercizio alla settimana suddivisi in modo diverso a seconda delle classi di età: infatti i problemi aumentano quando l’inattività dura per più di sette ore al giorno. Muoversi divertendosi aiuta la mente a rimanere sveglia e questo potrebbe essere un incentivo per molte persone.
 
Spesso l’anziano vive da solo e il suo unico punto di riferimento è il medico, che durante le visite dovrebbe informare e poi monitorare anche l’attività fisica del suo paziente come una regolare terapia, una medicina da prescrivere e da seguire nel tempo. Sono i cardiologi ad invitare i colleghi a prendere in considerazione questa possibilità. Fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica terrebbe lontano molte malattie. Una passeggiata a passo sostenuto, una pedalata o qualche vasca in piscina sarebbero in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, prevenire l’insorgere di un certo numero di patologie croniche come diabete e depressione e anche alcuni tipi di tumore.
  
Se una persona anziana si allena con una certa regolarità, potrà in parte cancellare l’influenza negativa dell’invecchiamento. Studi sulla longevità stanno sempre più spostando il traguardo verso una vita sempre più lunga, è necessario quindi incoraggiare una qualità di vita che permetta di affrontare questa fase in modo positivo. 
 
Fonte: Sparling P., Howard B.,  Dunstan D., Owen N., Recommendations for physical activity in older adults, BMJ, 2015.

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.
 

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