Fondazione Zoé

Capitolo conclsuivo sull’approfondimento dell’eticità del rapporto tra uomini e animali.

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Responsabile, allora, l’uomo degli animali? Certo che sì. E direi che la nostra responsabilità sembra anzitutto consistere nella protezione della natura animale da noi stessi, cioè dalla nostra distruttività. È questa distruttività che oggi impressiona. A volte, però, si dimentica che la natura animale, che va assolutamente protetta dall’umana distruttività, non si dà semplicemente come benefica sorgente di vita. Molti rapporti tra gli animali sono essi stessi distruttivi e molti altri loro rapporti sono distruttivi anche della vita umana. Ciò implica che, se l’uomo deve proteggere la natura animale dall’altro uomo, deve poi anche proteggere se stesso e l’altro uomo dalla natura animale. Ne segue che la responsabilità umana non può essere pensata solo come una sorta di semplice sostegno ai processi naturali (v. Jonas, ad es. ); deve piuttosto essere pensata come bonifica dell’umano, che si rapporta alla natura animale e anche come bonifica della natura, perché si rapporti convenientemente all’umano.
 
La prima forma di cura è, comunque, il rispetto. Rispetto si ha per tutto ciò che deve essere lasciato essere. Tutto ciò che deve essere lasciato essere non può che essere “guardato” come qualcosa di più grande o di identico o di analogo a me, cioè come qualcosa che porta con sé in qualche modo il segno di una certa indisponibilità, perché non è da me prodotto, ma è a me dato. Si dirà che questa implicazione del sentimento di rispetto non può subito essere attribuita alla natura animale. È propriamente appannaggio, in effetti, degli esseri umani e di Dio. Eppure, qualcosa di analogo noi percepiamo di fronte a certe forme di vita animale in particolare. La percepiamo persino di fronte al sublime della natura, attraverso la sensazione dell’incommensurabilità dei fenomeni di natura con il fenomeno naturale che noi stessi siamo.
 
La buona complicità con la vita degli animali sta dunque per noi nella forma della cura responsabile, che comincia con il rispetto e che continua e finisce con il riconoscimento di tutte le istanze di vita animale compatibili con le istanze di vita proprie degli umani (perciò superiori), All’interno di questa sorta di riconoscimento unilaterale degli umani, possono poi fiorire tutte le forme di relazione che conducono e al fiorire della vita umana e al fiorire della vita animale. A patto che si eviti di trattare confusivamente gli animali allo stesso modo degli umani, perché prima o poi si sarà tentati di trattare confusivamente gli umani allo stesso modo degli animali (gli ebrei venivano chiamati/insultati dai nazisti coi nomi degli animali). La cifra dell’analogia deve invece regnare sempre sovrana, quando ci rivolgiamo benevolmente agli animali. Sta a fondamento dell’eticità del nostro rapporto con loro.
 

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