Fondazione Zoé
Le nuove tecnologie sono in velocissima espansione: mentre fino a qualche anno fa bambini e ragazzini si cimentavano solo con il computer e internet oggi smartphone, ipad o tablet e in particolare il touch screen modifica il rapporto dei giovani utenti con questi strumenti. Prima l’interazione con il computer era decisamente più complessa: oggi il suo utilizzo è più intuitivo, velocemente fruibile e permette di costruirsi un’esperienza su misura adattabile ai propri interessi e tempi.  I bambini ‘tecnologici’ sono ovviamente studio di molte ricerche in campo psicologico per valutarne aspetti positivi e negativi come l’accelerazione del processo decisionale a scapito della capacità di mantenere l’attenzione su compiti più lunghi. La gestione del tempo diventa più complessa perché spesso ci si isola senza concentrarsi sulle attività quotidiane.

In un documento, ormai datato dell’American Academy of Pediatrics, si legge che fino a due anni non era permesso ai bambini di guardare la televisione e, dopo questa età, si consigliavano non più di due ore al giorno. L’arrivo dei social network, tablet o cellulari ha posto il problema che oltre il 63% dei bambini supera le soglie consigliate. La situazione italiana non appare diversa. Un’indagine di Eurispes e Telefono Azzurro mostra che il 38% dei bambini al di sotto dei due anni gioca con dispositivi mobili mentre a otto anni il 72% li usa abitualmente. Il centro per l’uso sicuro di internet, voluto dal garante per infanzia e adolescenza, segnala che a dieci anni il 90% dei ragazzini trascorre più di un’ora al giorno sul web. 

Ogni volta che appaiono nuove forme di tecnologia, come ai tempi della televisione, ci si chiede quanto queste possano avere ricadute negative su bambini e adolescenti. 
Gli strumenti online non sono da considerarsi solo pericolosi perché secondo il centro di salute per il bambino di Trieste “possono facilitare la comunicazione, essere un accrescimento culturale, fornire informazioni utili a patto di connettersi in modo corretto e consapevole”. Importante è offrire ai giovani delle alternative stimolanti come il gioco con gli amici, lo sport, la lettura in modo da renderli consapevoli che il web non è l’unica opportunità di svago. Infatti l’uso eccessivo del digitale ha effetti nocivi anche sulla salute come il rischio di cattive abitudini alimentari, mal di testa, problemi alla vista, posture scorrette, insonnia, ma anche aggressività e disturbi psicologici e può ostacolare lo sviluppo della creatività e della capacità critica.  

A differenze delle ricerche di tipo quantitativo sull’eccessiva permanenza online, in uno studio qualitativo, condotto tramite il Network of the EU Kids Online, i ricercatori della facoltà di Studi Sociali dell’Università di Brno hanno preso in esame ragazzi che navigano sulla rete almeno settimanalmente senza abusarne. 
Gli intervistati sono stati scelti con un’età compresa tra 9 e 16 anni in nove paesi europei per un totale di 368 adolescenti, equamente distribuiti tra maschi e femmine. In ogni paese la selezione ha contemplato almeno tre scuole, scegliendo un campione rappresentativo per istituti scolastici pubblici/privati e per posizionamento geografico città/zone periferiche/aree rurali.
Le domande poste durante focus group e interviste faccia a faccia erano molto semplici e riguardavano le ripercussioni sulla salute dopo l’esposizione al digitale.   
Il dato più interessante riguarda il tempo trascorso al computer: solo dopo 30 minuti sono riportati irritazioni oculari, mal di testa e sonnolenza, mentre la visione ripetuta di scene violente ha effetti su insonnia e incubi notturni. 

Un ruolo fondamentale è quello dei genitori: spesso presi da altre attività non si rendono conto degli effetti deleteri che l’abuso di tecnologie digitali possono avere sui propri figli fino ad arrivare a una vera e propria dipendenza con rischio di comportamenti pericolosi. Non solo: la connessione è diventata quasi indispensabile per far parte del gruppo e sentirsi accettati, se possiedi uno smartphone puoi comunicare, ne basta il possesso non servono capacità.
 
Purtroppo all’interno di questo continuo scambio di messaggi, molto spesso comunicazione, emozione ed empatia passano in secondo piano, togliendo ai giovani una parte fondamentale di relazione con l’altro. 
 
Per approfondimenti: Smahel D., The impact of digital media on health: children’s perspectives, Int J Public Health, 2015

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.
 

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter