Fondazione Zoé
 
I social network fanno ormai parte integrante della nostra vita. Facebook, Twitter, Linkedin sono piattaforme digitali non più legate solamente all’intrattenimento, ma negli anni sono diventati una risorsa anche per i malati. Sul web si naviga alla ricerca di notizie, spiegazioni e speranze sulla propria malattia e confrontarsi con altri è spesso fonte di conforto e sostegno.

Secondo l’ultimo rapporto Censis, quattro italiani su dieci si rivolgono a internet per cercare rimedi ai primi sintomi di malessere e canali come twitter e facebook stanno sempre più guadagnando consenso e credibilità come strumenti di informazione per lo scambio scientifico istantaneo.

Anche in tema salute, l’uso professionale dei social è ormai consolidato. In particolare i medici più giovani ne riconoscono le potenzialità anche come dialogo immediato con gli studenti sempre più attivi online. Le risorse delle nuove tecnologie sono molteplici: aumentano la diffusione delle informazioni, consentendo esperienze educazionali più interattive e partecipative.

Un recente studio italiano pubblicato su Pensiero Scientifico Editore analizza la diffusione della comunicazione attraverso twitter in particolare in campo oncologico. L’oncologia si sta infatti interessando sempre più a questo social, sia come strumento che predilige la comunicazione a vantaggio della sintesi (massimo 140 caratteri), sia per aumentare l’impatto delle pubblicazioni scientifiche.

In Italia dal 2013, è stato creato il primo account professionale di oncologia (oncoinfo) che nel 2014 contava 350 follower tra cui l’Ospedale Niguarda, l’Istituto europeo di Oncologia e alcune associazioni di pazienti. 
In occasione di workshop e convegni si nota un crescente utilizzo di twitter tra i partecipanti, tanto che nel 2012, durante il congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, viene somministrato un questionario da cui risulta che i professionisti trovano efficace un sistema veloce per segnalare articoli e comunicare futuri eventi.
 
Aggiornamento, crescita professionale, disseminazione delle ricerche ma soprattutto condivisione delle decisioni terapeutiche con il paziente risultano essere delle vere potenzialità. Interagire per conoscere meglio le aspettative del malato, scambiare informazioni rilevanti sull’andamento della malattia, rispettandone la privacy rassicura il paziente e lo mette in guardia dai rischi di quanto corre in rete. Twitter, infatti, in forma anonima può dar voce a preoccupazioni inespresse entrando in contatto con persone nella stessa situazione patologica, ma il problema nasce nell’identificazione con l’altro e nello scambio non solo di esperienze ma anche prescrizioni e metodi di cura alternativi. La mediazione del medico resta un punto di riferimento essenziale per contribuire a una condivisione più ragionata e agevolare l’utente nelle sue scelte.
 
Per approfondimenti: De Fiore L., Ascierto P., “L’uso di Twitter in oncologia. Ricerca, aggiornamento e advocacy”, Il Pensiero Scientifico Editore, 2015  
 
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.
 

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