Fondazione Zoé
Ognuno di noi ha ritmi e qualità preferiti che nei partner di una relazione, come tra madre e bambino, possono essere in corrispondenza e rivelare sintonia, oppure essere in contrasto. In condizioni normali, senza esserne consapevoli, noi percepiamo i nostri e altrui affetti attraverso un processo di sintonizzazione sulla qualità del flusso di tensione. La madre in genere attribuisce stati emotivi e caratteristiche temperamentali anche al bimbo in pancia quando si attiva o sta quieto, se scalcia, spinge…

La sintonizzazione (attunement) del flusso della tensione è la base corporea per la costruzione del legame madre-neonato. Essa ha a che fare con la condivisione e corrispondenza tra due partner di segnali non verbali, gesti, posture, espressioni facciali e verbali/vocali; descrive momenti di connessione nella diade come reciproca empatia, come uguaglianza di bisogni e risposte e soprattutto sincronizzazione di ritmi e forme corporee (Kestenberg, 1975).  Anche la prosodia del linguaggio crea condivisione. La comunicazione caregiver-neonato passa attraverso il contatto diretto, come il tocco o la pressione, che permette alla madre di sintonizzarsi rispondendo ai cambiamenti di tensione attraverso il proprio corpo, contatto molto forte in gravidanza e nell’allattamento. L’alternanza di flusso libero e tenuto del succhiare permette al neonato di spremere il latte, allontanarsi un po’ per deglutire, respirare, un’operazione alquanto complessa ma che avviene naturalmente se il bambino e la madre stanno bene e adattano i propri ritmi. Qui è importante la capacità di sintonizzazione materna che lasci spazio e tempo al neonato di avvicinarsi-allontanarsi. Alcune mamme, specialmente alle prime armi, possono essere ansiose nell’allattare e non tollerare questi piccoli distacchi.

Anche nutrendo col biberon abbiamo un andamento ritmico che viene assecondato, con sottili variazioni di distanze e vicinanze, con tempi e pause che rispettano i bisogni e le richieste del bambino. L’allattamento al seno e al biberon possono essere entrambi fonte di forte contatto, di scambio, di sguardi reciproci, di piacere tra i due partner. È importante che la madre si senta sufficientemente buona, anche se usa il biberon, perché spesso si percepisce una forte pressione sciale e una colpevolizzazione su questo. Meglio una madre che offre il biberon sorridendo, o semplicemente tranquilla, piuttosto che una che dà il seno piangendo per il dolore che le procurano le ragadi.

Questo sottile gioco interattivo è possibile solo se c’è un ambiente contenitivo stabile che provvede uno spazio che protegge dalle cadute e dalla perdita di contatto, che aiuta a tenere la posizione adatta all’allattamento e a superare i momenti di malessere. L’attunement e l’adjustment permettono alla mamma, che tiene in braccio e allatta, di sorreggere la testa e la spina dorsale del bimbo ma anche di sostenere la propria schiena e le braccia per non stancarsi. Il bimbo, se adeguatamente sostenuto, adatta via via in modo più attivo il suo corpo a quello materno, aggiustando la tensione in modi sempre più elaborati. Mentre succhia può stringere ritmicamente il seno della mamma o afferrarlo, oppure può muovere le dita sul fianco materno, con lo stesso ritmo orale del succhiare. Anche col biberon è importante che il bambino possa toccare il corpo materno e che il braccio non sia bloccato tra i due corpi. Non è solo la madre a sostenere il neonato, è anche il neonato a sostenere la madre, fisicamente e psicologicamente: mentre sostiene se stesso, attraverso i riflessi innati di ricerca e di aggrappamento, può abbracciare e mantenere stabilità nell’allattarsi (Kestenberg, 1985). Il reciproco sostenersi delle prime settimane di vita nel legame col caregiver offre le radici della futura capacità di autosostenersi e di dare valore al sé. Se la mamma ha problemi nel tenere il piccolo e se questo non è capace di tenere la mamma, non si realizzano buone condizioni di sintonizzazione e di mutuo tenersi.

La madre che adatta il proprio ritmo a quello del bambino facilita un attaccamento sicuro. Una buona sintonizzazione madre-bambino avviene anche attraverso il contatto visivo, che permette di vedere il livello di tensione e il ritmo in cui essa si organizza e di riprodurlo col proprio corpo: le madri spesso accompagnano in modo intuitivamente sintonizzato i movimenti scalcianti e vigorosi di un neonato con simili gesti della testa o delle mani e con vocalizzazioni che hanno simile qualità, intensa e variabile, improvvisa e veloce. Oppure accompagnano con tocchi, carezze e vocalizzazioni di simile intensità il suo lamento vocale. Creando una connessione sensoriale tra tocco e vista, guardando l’altro come se si toccasse, si realizza una sintonizzazione che permette l’empatia a distanza. Anche i caratteristici ritmi e toni di una voce creano risonanze nel fluire della tensione di chi ascolta, pensiamo a come reagiamo ai toni alti e improvvisi o ad una voce invece calma e profonda. Gli studi sui neuroni specchio (Gallese, 2007), secondo cui gli esseri umani come creature sociali hanno un meccanismo innato di rispondenza alle intenzioni e al sentire dell’altro attraverso il proprio corpo, confermano queste osservazioni della Kestenberg e dei danzamovimento terapeuti. 

 

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