Fondazione Zoé
Non sempre c’è completa sintonizzazione tra caregiver e bambino, sono normali e necessari i momenti di interruzione e non corrispondenza nella relazione, sia perché permettono di sperimentare il suo recupero e di fare esperienze di modulazione degli stati interni (Tronick) sia perché possono essere segni di transizione ad una fase evolutiva nuova che presenta bisogni diversi (Loman, 1994). Non ci si deve quindi preoccupare della loro presenza, sarebbe, infatti, poco costruttivo per il bambino avere continuamente un alto livello di corrispondenza da parte del caregiver: gli impedirebbe di percepire differenze nella propria esperienza soggettiva.
Ci sono molti modi in cui viene persa e ritrovata la sintonia nella diade. Una comune esperienza di non incontro avviene quando una mamma con un bambino irritato o piangente, che esprime tensione ad alta intensità, usa in contrasto una bassa intensità cercando di calmarlo. Se gradualmente riduce la tensione, anche modulando la voce, arriva un momento in cui il bambino si adatta e si ristabilisce una corrispondenza tra le qualità di tensione dei due partner, che ricrea sintonizzazione e un sentire di “stessità”. Un esempio di modulazione lo vediamo negli scambi vocali e corporei della madre che parla con toni alti al neonato che piange (“Ma cosa succede? Quanto piange oggi questo bambino”) e, sintonizzandosi sulla sua intensità, lo afferra con decisione, lo stringe, magari lo culla con un certo vigore, lo strofina, per poi modulare la voce e gradualmente ridurre la tensione, la velocità, fino a cullarlo dolcemente se inizia a calmarsi. Una madre sfinita dalla solitudine o da notti in bianco può invece non riuscire a sostenere il processo di modulazione; può avere l’impulso di stringere più forte, di scuotere, non aiutando così il bambino a calmarsi e trovandosi poi piena di sensi di colpa e di paure. Per essere sufficientemente buone queste mamme avrebbero bisogno di qualcuno che in qualche momento si prendesse cura di loro e del figlio, perché il lavoro di cura, oltre che gratificante, è estremamente impegnativo.
I momenti di non sintonia e il loro recupero costruiscono il senso di fiducia nell’ambiente e nelle proprie capacità riparative, mentre frequenti esperienze di non corrispondenza non seguite da risintonizzazione possono creare dei contrasti comportamentali tra madre e bambino (come nelle situazioni di depressione materna) e possono portare il piccolo a inibizione, ansia o agitazione. A volte la difficoltà di sintonizzarsi nasce da interferenze nel flusso che non riesce a trasmettersi attraverso il corpo, ad esempio quando certe parti del corpo della madre sono in uno stato di alta tensione o sono in flusso neutro, prive di elasticità, con una qualità de-animata (ciò può succedere in donne che hanno subito dei traumi e possono avere emozioni difensive di congelamento o paura, v. Van der Kolk). Punti di tensione nelle spalle o nel collo possono far sentire le madri non confortevoli nel tenere il bimbo in braccio (Kestenberg 1985), mentre bimbi prematuri o che hanno avuto problemi nel nascere hanno difficoltà nel lasciar fluire la tensione. Il massaggio infantile aiuta a far circolare il flusso.
Adattamento della forma corporea
In ogni nostro movimento la forma del corpo fluisce, si modifica crescendo e decrescendo in risposta a stimoli esterni (facce, suoni…) e interni (pensieri, sensazioni…), così come fa il respiro: si parla quindi di flusso di forma. Anch’esso si esprime attraverso ritmi che alternano il crescere e decrescere della forma corporea e che danno struttura ai cambiamenti nel flusso di tensione; in questo andamento si creano particolari patterns di interazione con stimoli diversi in presenza di situazioni frustranti o piacevoli. Forma e tensione dovrebbero avere una corrispondenza ma questo spesso non succede, come ad esempio quando uno sorride allargando il viso ma con tensione tenuta. In tal caso si ha l’impressione di un sorriso forzato.
La forma del neonato si restringe quando porta la mano alla bocca, si allarga quando apre le braccia; si allunga quando estende le gambe, si accorcia nel ritirarle; protrude nel cercare il capezzolo, si incava nel deglutire. L’allargarsi-restringersi è strettamente legato a sentimenti e sensazioni di agio-disagio, benessere-malessere rispetto all’ambiente. Il crescere (allargarsi, allungarsi, protrudere) tende a creare forme aperte al contatto esterno, è un modo di aprirsi all’ambiente e, in generale, si associa a sentimenti di agio e benessere, mentre il decrescere (restringersi, accorciarsi, incavarsi) tende a creare forme chiuse che riducono l’esposizione del corpo all’ambiente e sono associate a un senso di disagio.
Il crescere e decrescere sul piano orizzontale, il piano della comunicazione, getta le basi della fiducia, come possibilità di crescere verso l’ambiente ma anche di tornare a sè, attraverso il restringersi della forma. Come in tutti i movimenti e le funzioni psichiche è importante l’equilibrio, il processo dinamico tra la capacità di espandersi, esprimendo piacere e benessere, ma anche di prendere e portare a sè quello che si riceve; di andare verso gli altri cercando sostegno o contatto ma anche di restringere la forma segnalando disagio e bisogno, attirando così la cura dell’altro. Alle origini della vita, crescere e decrescere sostenuti tra le braccia del caregiver aiuta a sviluppare un senso primario di fiducia.

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