Fondazione Zoé

 

La lotta contro i chili di troppo viene combattuta ormai indistintamente sia uomini che da donne, per diverse ragioni: c’è chi lo fa esclusivamente perché “bello (o bella) vuole apparire”, e chi invece per contrastare gli effetti negativi che l’obesità può causare su tutto l’organismo, aumentando le probabilità di sviluppare diverse patologie, come diabete, malattie cardiovascolari e anche il cancro.

Quella contro il sovrappeso è però per molti una vera battaglia, spesso difficile da vincere: nonostante sul breve termine i risultati arrivino con una certa facilità, sembra invece molto più complicato salvaguardare il peso forma. Pur non dimenticando l’importanza in primo luogo della prevenzione, i nutrizionisti ritengono quindi opportuno focalizzarsi proprio su questa seconda fase di mantenimento: non sono infatti ancora note le basi biologiche e comportamentali del processo che porta a riacquistare i chili persi, ed esiste un numero estremamente alto di persone obese che hanno il disperato bisogno di ottenere benefici duraturi per la propria salute, attraverso diete efficaci a lungo termine.

Sono ormai numerosi gli studi che hanno dimostrato come le variazioni dell’indice di massa corporea siano dovute per un 50% al profilo genetico individuale, e per il restante 50% a fattori ambientali, compresi naturalmente dieta ed esercizio fisico. Sapere che determinate varianti genetiche, presenti solo in alcuni soggetti, possano per esempio rendere meno efficace l’attività fisica sulla perdita di peso, potrebbe motivare a non gettare la spugna, dando una spiegazione valida al fatto che, nonostante impegno e fatica, i risultati tardino ad arrivare. Ecco perché è necessario sviluppare diete personalizzate basandosi sulla relazione fra il profilo genetico e i fattori ambientali e comportamentali. Questo è quanto sostiene Molly Bray, professoressa di scienze della nutrizione all’Università del Texas, in un articolo apparso sulla rivista Obesity. Analizzando tutti gli studi condotti negli ultimi anni, la ricercatrice è giunta alla conclusione che la vera sfida nella lotta contro il sovrappeso sarà la messa a punto di un software in grado di combinare i dati derivanti dal sequenziamento del genoma del singolo individuo con quelli riguardanti l’ambiente, la dieta, l’attività fisica, lo stress, ecc. I primi, potranno essere ottenuti già nel prossimo futuro in tempi molto brevi grazie a un semplice campione di saliva, mentre gli altri verranno forniti mediante semplici dispositivi portatili attualmente disponibili sul mercato. In questo modo sarà possibile fornire ai nutrizionisti le informazioni necessarie per mettere a punto per ogni paziente un regime dietetico e un programma di attività fisica “su misura”, e quindi efficaci anche a lungo termine.

Per approfondimenti:  Bray MS et al. NIH Working Group Report – Using genomic information to guide weight management: from universal to precision treatment. Obesity 2016.

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