Fondazione Zoé

Ne abbiamo parlato qualche tempo fa con il professor Luigi Fontana: l’alimentazione è un fattore chiave della longevità. In particolare, l’elevato consumo di carne rossa e insaccati risulta particolarmente rischioso. Una ricerca pubblicata sul British Medical Journal ha studiato come cambia l’aspettativa di vita al variare delle proprie abitudini di consumo di carne rossa. Riportiamo l’articolo in merito pubblicato su Repubblica.it.

Con l’arrivo dell’estate aumenta la nostra voglia di stare all’aperto, godersi la bella stagione e organizzare succulente grigliate di carne con amici e parenti. Tuttavia, sappiamo ormai che dobbiamo prestare particolare attenzione a bistecche, salsicce, bacon e hot dog: un eccessivo consumo di carne rossa, infatti, potrebbe creare non pochi problemi alla nostra salute, come un maggior rischio di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari. Ma non solo: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la carne lavorata, come gli insaccati, è cancerogena, mentre quella rossa è probabilmente cancerogena. E ora a tornare nuovamente sulla questione arriva un nuovo studio di Harvard, secondo cui cambiare le proprie abitudini alimentari, aumentando il consumo di carne rossa, cresce il rischio di morte prematura negli anni successivi. Lo studio è stato pubblicato sul British Medical Journal.

Cambio di abitudini

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno passato in rassegna i dati raccolti tra 1986 e il 2010, di circa 53mila donne di età tra i 30 e i 55 anni, e 27mila uomini, tra i 40 e i 75 anni, tutti in buona salute all’inizio dello studio. Lo scopo era proprio quello di capire se un cambiamento (riduzione o aumento) del consumo di carne rossa per un periodo di otto anni potesse essere un fattore predittivo del rischio di mortalità precoce negli otto anni successivi. Per questo i ricercatori si sono concentrati sui dati riguardanti le abitudini alimentari dei partecipanti e la loro mortalità. Durante il periodo di studio, il team ha osservato che si sono verificati circa 14 mila decessi principalmente dovuti a malattie cardiovascolari, cancro, malattie respiratorie e neuro-degenerative.

Aumento dei rischi

Dalle analisi, i ricercatori hanno notato che un maggior consumo di carne rossa è associato a un rischio più elevato di mortalità, e i maggiori pericoli derivano dal consumo di carne lavorata. È emerso, infatti, che un aumento di almeno mezza porzione al giorno (3,5 porzioni a settimana) di carne rossa, per 8 anni, è legato a un rischio maggiore del 9% di morte prematura. Mentre, un aumento della stessa quantità di carne lavorata è associato a un rischio di morte del 13% più elevato. Sebbene lo studio sia osservazionale, e non dimostra quindi una relazione di causa-effetto tra carne rossa e rischio di morte prematura, i ricercatori per ora ipotizzano che i rischi aumentati per la nostra salute potrebbero dipendere dalle quantità elevate di grassi saturi, ferro Eme, conservanti e altre sostanze contenute nella carne rossa.

Sostituire la carne rossa

Al contrario, raccontano i ricercatori, la sostituzione di carne rossa con alimenti più sani può invece allungare la vita. Dai risultati, infatti, è emerso che nello stesso periodo di tempo, una riduzione dei consumi di carne rossa in favore di altre fonti di proteine, come cereali integrali, verdure, legumi, uova e pesce, è associato a un minor rischio di mortalità precoce per gli otto anni successivi. Per esempio, sostituendo una porzione al giorno di carne rossa con una di pesce, per otto anni, si ottiene una riduzione del rischio di morte del 17% negli otto anni successivi.

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