Fondazione Zoé
Impazienti, la medicina basata sull’innovazione.
Alberto E. Tozzi, Il Pensiero Scientifico Editore, 2019

Questa settimana vi segnaliamo il libro di Alberto Tozzi, responsabile dell’Area di ricerca Malattie multifattoriali e Fenotipi complessi e Unità di Telemedicina all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e riportiamo un articolo che ne approfondisce i contenuti apparso su Galileonet.it.

Vi immaginate se una compagnia aerea fosse gestita come un sistema sanitario? Impossibile trovare un appuntamento alla data giusta, niente collegamento tra i diversi scali, procedure complicatissime per i pagamenti… Eppure attivare processi di innovazione clinica che sappiano ovviare a queste difficoltà esistono. E sono ben descritte da Alberto E. Tozzi, responsabile dell’Area di ricerca Malattie multifattoriali e Fenotipi complessi e Unità di Telemedicina all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, nel suo libro “Impazienti”, dove il titolo stesso invita i pazienti (che patiscono) a una minor pazienza istituzionale.

Verso una riorganizzazione delle modalità di cura
Modificare il sistema non è comunque facile perché in medicina, se pochi sono gli innovatori, molti sono i “mantainers”, responsabili della stabilità delle istituzioni e timorosi di andare contro le procedure standardizzate e stabilizzate dalla consuetudine. La ricerca scientifica non aiuta, perché i suoi scopi sono quelli di dare contributi alla conoscenza sviluppando obiettivi, metodi e processi che spesso rimangono confinati alle pagine di prestigiose riviste scientifiche senza giungere mai ad applicazioni pratiche. Eppure, sostiene Tozzi, l’innovazione è un settore in rapido e intenso sviluppo, che cresce attraverso nuove creatività, nuove collaborazioni, nuove tecnologie. Servono contributi originali che introducano processi di cambiamento nella pratica sanitaria in modo da renderla più efficace, ridurne gli sprechi e trarne guadagno non solo in termini monetari. È infatti quanto mai necessario riorganizzare le modalità di cura, accelerare lo sviluppo di farmaci terapie, valorizzare il ruolo dei pazienti e fruire delle sue oggi trascurate competenze. Per realizzare tutto questo, ed uscire dalle scatole chiuse delle routines, bisogna integrare competenze multidisciplinari, sviluppare modi originali e complessi di guardare i problemi di sempre, accettare i portati delle nuove tecnologie guardando come queste sono state appropriatamente usate anche in settori diversi dalla medicina.

Innovazione sì, ma controllata
Al tempo stesso, l’innovazione deve essere controllata e non lasciata al caso: in medicina, la percezione del rischio è particolarmente acuta, e ogni cambiamento dovrebbe essere garantito da prove di sicurezza ed efficacia che ne precedano la diffusione. Tuttavia, il modo di pensare della “medicina difensiva” determina una mancanza di evoluzione verso ogni miglioramento, mentre potrebbero farsi strada una modalità di condivisione dati, di centralizzazione dei processi di cura, di unificazione dei percorsi terapeutici (oggi parcellizzati in strutture differenti e spesso lontane), a tutto vantaggio dei pazienti. Certo è difficile immaginare qualcosa che non si è mai visto, ma i chief innovation officers, attivi in molte strutture sanitarie, dovrebbero proprio facilitare questo processo e, soprattutto negli Stati Uniti, le esperienze di formazione per responsabili dell’innovazione non mancano. Per esempio, il design thinking è un metodo che si articola in fasi distinte, rendendo concrete le idee attraverso prototipi grezzi che vengono continuamente migliorati, condividendo con i portatori di diverse competenze sia la progettualità che la realizzazione. È inoltre importante sviluppare la relazione tra ideazione e mercato, tra medicina e imprenditoria, tra tecnologia ed economia, perché senza uno sviluppo industriale e una capillare diffusione delle innovazioni si corre il rischio di consolidare discriminazioni tra chi può permettersi nuove possibilità di cura e le categorie di pazienti meno abbienti, meno preparati, o semplicemente lontani dalle strutture tecnologicamente avanzate.

Coinvolgere attivamente i pazienti, “professionisti della salute”
Uno dei grandi messaggi dell’innovazione è far partecipare attivamente i pazienti alla soluzione di problemi che li riguardano e li coinvolgono. In realtà nei sistemi tradizionali le loro piccole e grandi difficoltà nell’accedere e nel seguire le terapie sono di solito trascurate o considerate irrilevanti. Il loro punto di vista è invece estremamente importante, e le soluzioni pratiche che propongono sono spesso tanto risolutive quanto imprevedibili: a volte basta saper prendere in considerazione dei suggerimenti divergenti per migliorare di molto la relazione terapeutica. Nella cosiddetta medicina partecipativa il valore della collaborazione è essenziale: il paziente, considerato un vero e proprio professionista della salute, può essere coinvolto come esperto nella gestione di altri pazienti in quanto conosce sia il loro punto di vista sia il linguaggio e la logica della medicina.

La medicina del futuro basata sulla condivisione e diffusione dei dati
Un capitolo del libro è dedicato alla medicina del futuro, alle nuove tecnologie che permettono di agire a distanza sia nella parte diagnostica sia, sempre più spesso, in interventi chirurgici raffinati. Perché questo si realizzi, sostiene Tozzi, è necessario sviluppare sistemi di condivisione e diffusione di dati, anche su scala mondiale, in modo che gli specialisti possano essere continuamente aggiornati su gli sviluppi e le sperimentazioni relative a determinate problematiche. Spesso servono attrezzature costose ma a volte bastano appropriate app su un telefonino per raccogliere i propri dati e inviarli a responsabili competenti in modo da risolvere situazioni complesse. Isolamento, lontananza da centri ospedalieri, emergenze…

Anche in queste situazioni in un prossimo futuro la telemedicina potrà essere applicata alle cure primarie offerte da un medico disponibile attraverso sms, e-mail o messaggi Whatsapp, secondo modelli già applicati in molti servizi negli USA. Ologrammi, stampe in 3D, modelli virtuali, realtà aumentata sono gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione per realizzare interventi macroscopici come applicazioni chirurgiche o per intervenire a livelli microscopici su strutture cellulari. È solo questione di tempo e di acquisite competenze perché una “internet della medicina” faccia il suo ingresso nelle sale operatorie o negli ospedali attrezzati modificando le procedure tradizionali.

Nel testo, per ogni proposta innovativa, sono indicati i siti in cui l’argomento è appropriatamente sviluppato ed in cui è possibile trovare le documentazioni essenziali. Altri suggerimenti di lettura invitano gli specialisti ad uscire dal proprio guscio per conoscere altre realtà ed essere disponibili alla contaminazione con altri aspetti della nostra multiforme cultura. E le specializzazioni si arricchiscono quando possono espandersi oltrepassando i propri tradizionali confini.

Puoi acquistarne una copia a questo link.

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