Fondazione Zoé

Incontro con Monica Martelli e Renato Mazzonetto.

di Silvia Giralucci

Persone normalmente civili che nelle settimane del lockdown inveivano sui social contro i runner ritenuti “untori”. Centinaia, migliaia di persone che in mezzo a una pandemia hanno affollato la stazione di Milano per prendere gli ultimi treni per il Sud, o correvano nelle seconde case in montagna o al mare, in maniera totalmente irresponsabile per se stessi e per gli altri. Madri che si sono affollate nei supermercati svuotando gli scaffali dai generi alimentari come se si stesse per entrare in guerra. Sono gli effetti nefasti della paura: un eccesso di allerta che provoca comportamenti poco lucidi fino a essere controproducenti e il tentativo di dare un senso a quel che sta accadendo trovando un colpevole (il runner) per tornare in qualche modo a percepire un livello di controllo. Comportamenti che, è facile capirlo, non portano a nulla. Ma di fronte a eventi traumatici come sicuramente è stata l’emergenza da Covid-19 è possibile fare qualcosa di utile per ridurre la nostra sofferenza psicologica?

Per il ciclo “Gli Orizzonti della Salute”, organizzato da Fondazione Zoé – Zambon Open Education con Il Giornale di Vicenza, Mariapaola Biasi, direttore generale della Fondazione ne ha parlato con Monica Martelli, psicologa e psicoterapeuta esperta nella terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) per la cura del Disturbo da Stress Post-Traumatico e con Renato Mazzonetto, docente al Master in “Neuroscienze, mindfulness e pratiche contemplative” dell’Università di Pisa.

La risposta che entrambi gli esperti hanno dato è che riconoscere le emozioni che viviamo ci può aiutare ad affrontarle in modo più consapevole e che sia la Mindfulness (Meditazione di consapevolezza) sia l’EMDR, ossia la desensibilizzazione e rielaborazione dei ricordi traumatici attraverso i movimenti oculari, possono dare benefici sia a livello psicologico sia fisiologico.

“Le cicatrici degli eventi più dolorosi – spiega Monica Martelli – non scompaiono facilmente dal cervello e molti pazienti continuano a soffrire di sintomi anche a decenni di distanza. Questo condiziona lo sviluppo e la salute delle persone. Una delle risposte che possiamo dare per curare il trauma è l’EMDR. Questa tecnica si basa su un modello che ritiene che ogni individuo abbia un sistema innato di elaborazione delle informazioni. Quando ci si trova di fronte ad eventi traumatici, il sistema a volte interviene per bloccare queste informazioni che potrebbero essere eccessivamente soverchianti. Emozioni e sensazioni corporee connesse a questo trauma rimangono così come congelate, isolate rispetto alla rete di memoria. L’obiettivo della terapia EMDR è di agire su questi ricordi che non sono stati integrati, per aiutare il paziente a rielaborarli. La persona può così accedere al ricordo bloccato creando un collegamento tra la coscienza e il punto dove l’informazione era prima immagazzinata in modo disfunzionale”. Obiettivo della terapia non è ovviamente cancellare il ricordo traumatico, ma in qualche modo aiutarci a fronteggiarlo trasformandolo in qualcosa di che ci stimoli a un miglioramento.

Il ragionamento sulla Mindfulness di Renato Mazzonetto parte invece dall’osservazione del nostro rendimento in rapporto alle energie investite. Una volta raggiunto l’apice dello stress, la curva del rendimento scende, nonostante le energie investite. “Per questo è importante sapere che quando sperimentiamo ansia, panico, rabbia è inutile continuare a spingere per ottenere miglioramenti, perché il nostro corpo e la nostra mente funzionano diversamente da quanto avviene in una situazione di rilassatezza. Ascoltare e riconoscere le nostre sensazioni ci serve per capire se abbiamo margini di miglioramento o se, al contrario, insistendo andiamo incontro al rischio burn out. Avere coscienza di come stiamo dal punto di vista fisico, dei pensieri, delle emozioni è importante per sapere quando è il caso di rallentare, di prendersi del tempo per sé”.

Quali sono i benefici della mindfulness in situazioni traumatiche? “Il Compassion focus training (CFT) – spiega Mazzonetto – ribadisce il concetto che noi dobbiamo imparare a prenderci cura di noi stessi e utilizza la Mindfulness per creare emozioni e pensieri compassionevoli dentro di sé, stimolando un particolare sistema emozionale che ha qualità calmanti e favorisce il senso di connessione di empatia verso gli altri”.

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