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Il neuroscienziato Giorgio Vallortigara spiega i meccanismi evoluzionistici alla base delle differenze tra il cervello dei maschi e quello delle femmine.

di Silvia Giralucci

Giorgio Vallortigara è professore di Neuroscienze presso il Centre for Mind-Brain Science dell’Università di Trento, di cui è stato anche direttore per vari anni. Ha dedicato allo studio del cervello più di 300 articoli scientifici su riviste internazionali e alcuni libri a carattere divulgativo. Tra i temi su cui ha indagato ci sono le differenze tra il cervello dei maschi e quello delle femmine.

Uomini e donne… si comportano in modo diverso perché hanno cervelli diversi?

Dato che il nostro comportamento è il risultato di processi fisico chimici che regolano il sistema nervoso, non c’è dubbio – a meno di non credere agli spiriti – che se ci sono differenze nel comportamento, devono esserci differenze nel cervello, nel sistema nervoso.

E in che cosa consistono queste differenze?

Proviamo a partire dai principi primi, uscendo dall’ambito ristretto della nostra particolare specie. Dobbiamo chiederci: ci sono ragioni, nella teoria evoluzionistica generale, per aspettarci che ci siano differenze? E per quale ragione dobbiamo aspettarci che queste differenze ci siano? La risposta, naturalmente, è sì, queste differenze ci sono. Se così non fosse, saremmo molto sorpresi da un punto di vista biologico evoluzionistico perché fondamentalmente i due sessi sono risultato di una asimmetria gametica. In tutti gli animali e in tutte le piante a riproduzione sessuata ci sono dei gameti piccoli, che contengono solo geni, e altri grandi, che contengono oltre al materiale genetico anche risorse nutritive. Si pensa che questa differenza sia il risultato di un’origine antica in cui i gameti erano identici che si sono evoluti per certe ragioni vantaggiose agli uni e agli altri andando nella direzione di gameti “onesti” che fornivano risorse in più alla progenie e altri che invece hanno approfittato di questa situazione per essere molto piccoli, immobili, poco costosi e andare a cercare attivamente i gameti più grossi. Data questa situazione dobbiamo aspettarci delle differenze di ordine generale delle strategie di scelta del partner tra i maschi e le femmine in tutte le specie. Ovviamente queste, poi, sono realizzate in maniera diversa nelle diverse specie a seconda della ecoetologia.

Dove troviamo queste differenze tra i sessi basate sull’evoluzione ecoetologica?

Facciamo un esempio concreto per la nostra specie. Tra gli stereotipi più noti c’è quello delle differenze nella capacità di guida. Quando di tratta di parcheggiare un’automobile si assume più o meno implicitamente che i maschi siano un po’ più bravi delle femmine. Prescindiamo dai dati specifici, se sia vero, e in quali circostanze sia vero, che ci sono differenze nelle capacità visuo-spaziali tra gli uomini e le donne. Il problema è: quando dobbiamo aspettarci che differenze emergano e che queste vadano a favore di quale dei due sessi?
Allora, se allarghiamo lo sguardo dalla nostra specie al mondo naturale in generale, capiamo meglio, riusciamo a mettere in prospettiva, e anche ci togliamo dall’imbarazzo di certi discorsi troppo emotivi intorno a queste faccende. Consideriamo il comportamento di alcuni topolini di campagna, le arvicole. Questi topolini hanno specie diverse che hanno sviluppato costumi sessuali diversi: alcune specie sono poliginiche, in altre invece maschio e femmina formano delle relazioni monogamiche anche di lungo periodo. Come risultato dell’essere poliginico oppure monogamico, cambiamo caratteristiche e organizzazione del territorio. Tipicamente, nelle specie poliginiche, c’è un territorio ampio controllato dai maschi che ne difendono i confini evitando l’ingresso di altri potenziali concorrenti maschi e cercando di convincere altre femmine a entrare nel territorio. Al centro di questo territorio vive, stanziale, il gruppo delle femmine. In questa situazione è logico aspettarsi che maschi abbiamo abilità visuo-spaziali effettivamente superiori a quelle delle femmine, perché gli servono. E in effetti è proprio così: lo si vede sia nell’anatomia sia nel comportamento. Nell’anatomia, possiamo vedere che l’ippocampo è volumetricamente più grande nei maschi che nelle femmine. Nel comportamento lo possiamo verificare in laboratorio dove i maschi sono mediamente più bravi delle femmine nel test del labirinto.
Questo vale per le specie poliginiche dove i maschi controllano un territorio ampio e le femmine stanno ferme al centro. Ma se analizziamo le specie monogame degli stessi topolini, assolutamente identiche dal punto di vista genetico, che per ragioni di storia evolutiva hanno sviluppato una strategia diversa, nulla di tutto questo si osserva. I maschi e le femmine hanno gli stessi bisogni e le stesse necessità rispetto al territorio e non c’è nessuna differenza né nel cervello, né nel comportamento. Addirittura si possono osservare situazioni rovesciate per quanto riguarda chi è più bravo dell’altro tra i due sessi. Ci sono uccelli parassiti del nido, come il cuculo, in cui le femmine fanno giri di esplorazione per cercare nidi di altre specie in cui andare a depositare le loro uova. In questi casi sono le femmine ad avere necessità visus-spaziali particolari, e infatti in queste specie si trova che l’ippocampo è più grande nelle femmine, e se si fanno test di laboratorio si trova che sono più brave dei maschi nei compiti spaziali. Viceversa in alcune di queste specie i maschi scortano, accompagnano, le compagne nei viaggi di esplorazione. In questo caso in cui anche i maschi devono essere bravi nelle capacità visus-spaziali, non si osservano più differenze né nell’anatomia, né nel comportamento.
Questa premessa serve per capire come da un punto di vista biologico dovremmo cercare di guardare alle differenze sessuali: differenze che devono un significato rispetto alla ecoetologia degli organi, differenze che non hanno una valenza di grado migliore o peggiore, ma semplicemente riguardano organi che in relazione ai bisogni e alle necessità biologiche sono relativamente più adatti o meno adatti allo svolgimento di certi compiti.

E per venire agli umani?

Nel caso degli esseri umani, visto che noi abbiamo avuto una storia evolutiva recente di poligenia e di territorialismo, non è sorprendente osservare capacità di tipo visuo-spaziale leggermente migliori nei maschi, ma si tratta di una diversità motivata dalle necessità che i maschi hanno avuto nell’evoluzione: non di meglio o peggio. Le differenze in biologia possono essere il risultato di qualcos’altro di accidentale oppure avere un significato funzionale, devono cioè servire a qualcosa.

Altri esempi?

Tutti sanno che, a volte, viene utilizzata questa storia che nella nostra specie il cervello femminile è in media un po’ di meno di quello maschile e, ovviamente, se ne ricavano tutte le sciocchezze possibili. Questa è una cosa che viene spiegata in maniera molto semplice: nella nostra specie c’è un grado moderato di dimorfismo sessuale, cioè i maschi in media sono un po’ più grossi delle femmine, come risultato di questo ci si deve aspettare che anche la grandezza volumetrica del cervello vari in proporzione. Il cervello cioè è più grande nell’uomo perché tutto il corpo è più grande.

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